Lo Scrigno della Morte 

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Romanzo di fantasia, con appassionanti vicende di un Capitano della marina tedesca. I ricordi del passato si intrecciano con la realtà, portando il protagonista a vivere l'avventura sul ritrovamento di uno scrigno. Non sempre lo scrigno è come ci si immagina.

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Come ogni mattina

 

Langen - Germania del Nord - febbraio 2002

Sono le 07.30, fuori dalla porta di casa, il vento gelido fa sentire ancora la presenza dell’inverno, il cielo è una nuvola fino all’orizzonte, il colore omogeneo annuncia l’imminente nevicata.

Disteso sul davanzale della finestra, assopito dal tepore del termosifone, svogliatamente sbadiglia, lo sguardo attento a ogni movimento, orecchie ritte come radar, Miky gatto tigrato europeo, con striature rossicce e bianche, osserva il suo padrone. Oltre la soglia di casa, Karl si alza il bavero del cappotto per ripararsi dal vento, capelli argento pettinati all’indietro, occhi verdi come smeraldi, sguardo profondo e intenso, viso segnato dal tempo. Attualmente in pensione dopo anni di onorato servizio. Aiutato dal suo inseparabile bastone, compagno da molti anni, è in attesa dell’auto che lo accompagnerà come ogni mattina a Bremerhaven, dove è stato costruito il museo della marina tedesca, in sostituzione di quello distrutto dai bombardamenti su Berlino.

Nato in un paesino di campagna, da una famiglia contadina, ultimo di cinque figli, ebbe la fortuna di completare gli studi e diplomarsi, dimostrando una dote nell’apprendimento, superiore alla media rispetto ai suoi coetanei. I venti di guerra, portarono Karl a decidere del suo futuro. L’arruolamento era un obbligo, i suoi fratelli furono inquadrati in fanteria, Karl da sempre affascinato dalla vastità del mare, si arruolò all’accademia della marina. Nel gennaio 1940 la promozione a tenente. Finita l’accademia, gli fu assegnato il primo incarico, imbarcato quale ufficiale addetto al timone, su una nave mercantile. In breve tempo, grazie alle sue doti intellettive riuscì a raggiungere, il grado di capitano, prima dei suoi camerati pari corso. Divenne così il Capitano del più temuto sommergibile di quel periodo, l’U-BOAT.

La vita è piena di sorprese e il destino, a volte, è più crudele del previsto.

 

 

L’affondamento della MARK III

 

Settembre 1942, Oceano Atlantico Orientale

<<Situazione Tenente>> chiese Karl. Fritz Ghendal, ufficiale in seconda, corporatura esile, capelli biondi, barba corta, occhi chiari, figlio di ufficiale d’alto rango, preferì la marina invece che seguire la carriera del padre sui Panzer, <<barra orizzontale, profondità 150 metri, rotta uno otto zero, motori avanti un quarto, nessun contatto sonar, navigazione silenziosa Capitano>>, <<bene, giriamo di 5 gradi a dritta, manteniamo quota e velocità>>, questo ordine significava fare un ampio cerchio per controllare se vi erano imbarcazioni nel raggio del sonar. <<Sergente, posso avere una tazza di caffè?>> Claus Svartz, uno dei marinai più anziani imbarcati, capelli biondi, occhi neri, le rughe visibili sulla fronte, marito e padre di due figli maschi, desideroso di vedere finita questa guerra, per fare ritorno a casa, che aveva lasciato all’inizio della guerra, casa che per ora guarda sullo sfondo nella foto con la moglie ed i figli. << Subito Capitano!>> rispose, rivolto ad un marinaio fece scoccare le dita. Dopo un paio di minuti il marinaio tornò con una tazza contenente un liquido scuro e fumante, in apparenza doveva essere caffè, ma chissà quante volte era stato utilizzato lo stesso fondo. <<Sempre peggio questo caffè, stramaledetta guerra!>> commentò Karl.

Appoggiato al pilone del periscopio, dopo avere guardato l'orologio al polso e data un'occhiata alle carte nautiche disposte sul tavolino, si girò verso gli uomini presenti nella sala comando. <<Se oggi non troviamo nessuna nave nemica, faremo ritorno in porto, abbiamo solo due siluri, un motore che starnutisce e siamo senza caffè>> facendo una smorfia di disgusto mentre guardava dentro la tazza.

Dopo un'ora di navigazione, una voce si levò dal battello, trasformando la smorfia di Karl, in allarme.

<<Comandante! Rilevamento eliche di superficie, posizione uno otto cinque, velocità dieci nodi, direzione ottantasette gradi est, distanza due cinque zero>>.

Karl si diresse immediatamente alle spalle del marinaio con le cuffie, il cui compito è ascoltare ogni rumore presente sott'acqua.

Il rumore generato dalle eliche in movimento, dalle navi in superficie, capire le differenze per dare una visione esatta di quale nave o sottomarino si tratti, amico o nemico, quanti possono essere, la velocità e la direzione, così che il capitano possa governare il sottomarino per attaccare di poppa, senza essere visto ne sentito.

<<Quante sono?>> chiese Karl, <<una sola, comandante>>. <<Tenente, posizione di poppa, distanza 300 metri>> ordinò con voce ferma e decisa, <<posizionarsi di poppa, distanza 300 metri>>, ribatté al marinaio timoniere. Trascorsi pochi ma interminabili minuti, il tenente disse <<in posizione signore>>, Karl si rivolse all'addetto al sonar <<altre eliche?>>, <<no signore, ne sono sicuro!>> rispose il marinaio, <<quota periscopio, vediamo di cosa si tratta>> ordinò Karl.

Il sommergibile era in posizione, sulla superficie uscì l'occhio di falco, così era stato scherzosamente battezzato il periscopio. Portandosi alla poppa della nave, il periscopio era praticamente invisibile, perché la scia che viene generata sulla superficie, creata con la velocità di manovra, si aggiunge a quella lasciata dalle eliche della nave che precede.

Appena la lente si liberò dall'acqua, Karl girò il periscopio a trecentosessanta gradi, in modo da verificare che non ci siano altre navi nella sua poppa o sui fianchi. L'unica sagoma presente, era quella del mercantile a prua. Azionato lo zoom sulla manetta di sinistra, riuscì a leggere distintamente il nome. <<Verifica nave, nome MARK III>> Franz Kapplan, 21 anni appena compiuti, al suo primo imbarco, aveva il compito di verificare, tramite le segnalazioni ricevute dal servizio di spionaggio, le imbarcazioni che venivano incrociate. <<Confermo nave mercantile inglese, signore>>. <<Preparare tubi di lancio tre e quattro, armare siluri a centocinquanta metri, mantenere velocità e direzione>> ordinò Karl, <<siluri pronti e armati, velocità e direzione costanti, pronti signore>> rispose Ghendal. <<Fuori tre, fuori quattro>>.

 

 

 

.............. continua

 

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